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- Categoria: Musica
Carmen Consoli, Delia Buglisi e Mario Incudine: tre voci per una nuova stagione della lingua siciliana
Dalla trilogia “Amuri luci” al palco di X Factor, al teatro: la Sicilia
ritrova nella musica contemporanea la forza delle sue radici
La lingua siciliana torna al centro della scena musicale grazie ad artisti che, con approcci diversi, ne stanno rinnovando valore 
e forza espressiva: Carmen Consoli, Delia Buglisi e Mario Incudine.
Carmen Consoli ha inaugurato una nuova fase creativa con "Amuri luci", pubblicato il 3 ottobre, primo capitolo di una trilogia dedicata ad “amore”, “tragedia” e “metamorfosi”.
L’album è interamente cantato in siciliano e affonda le radici nella storia linguistica dell’isola, intrecciando suggestioni arabe, latine e greche. Un percorso che richiama la dignità letteraria riconosciuta al volgare siciliano già nel XIII secolo con la Scuola Poetica Siciliana. Tra le pieghe dei brani emergono rimandi a grandi voci del Mediterraneo — Ibn Hamdis, Ignazio Buttitta, Graziosa Casella (poetessa catanese non abbastanza valorizzata), Nina Siciliana da Messina (la prima donna a scrivere versi in volgare) — e l’eco profonda di Rosa Balistreri, figura cardine della tradizione popolare. La cantautrice catanese prosegue anche nei live la sua ricerca di un equilibrio tra radici e modernità: i concerti in luoghi simbolici, spesso siti archeologici, e il progetto "Terra Ca Nun Senti" confermano una traiettoria che unisce tradizione, rock, indie, blues e canzone d’autore, in un dialogo ideale che include anche l’eredità sonora di Franco Battiato. La potenza evocativa di questo nuovo cammino è risuonata al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dove il 6 novembre Consoli ha incantato il pubblico nelle tre serate sold out, intrecciando musica, memoria e poesia.
Accanto a lei, un’altra giovane artista sta portando il siciliano sotto i riflettori nazionali: Delia Buglisi, 25 anni, catanese di Paternò, pianista e
cantautrice, protagonista dell’ultima edizione di X Factor.
Laureata al Conservatorio di Catania, ha fatto della propria lingua madre la cifra distintiva del suo percorso. Con l’inedito "Sicilia Bedda", ha raccontato il dolore del necessario distacco dall’isola — con “u suli, u ventu, u mari” e l’Etna — trasformando il dialetto in identità e racconto generazionale.
Tutte le sue performance al talent, accompagnate dal pianoforte, hanno confermato questa direzione: un intreccio coraggioso di folk, cantautorato e contaminazioni linguistiche. Emblematica e coraggiosa la scelta di fondere “La notte” di Salvatore Adamo del 1965, con “Lose Yourself” di Eminem, un riuscito ed incredibile innesto tra italiano, inglese e siciliano che ha rivelato una cifra espressiva inedita e sorprendente. Una capacità di attraversare generi e idiomi con naturalezza, restando fedele a un’unica radice: la lingua siciliana.
Considerato tra i protagonisti più autorevoli della nuova world music italiana, Mario Incudine rappresenta oggi una delle voci che 
più hanno contribuito a riportare il canto siciliano al centro della scena nazionale. Cantautore, attore teatrale, regista, musicista e autore di colonne sonore, ha costruito un percorso artistico che intreccia tradizione popolare, innovazione musicale e un’attenzione costante alla lingua e alla coralità dell’isola.
Il legame con la tradizione emerge anche nella sua reinterpretazione dei classici: la versione siciliana di Bocca di Rosa di Fabrizio De André, trasformata in Vuccuzza di ciuri, è stata inclusa nella compilation Canti Randagi della Fondazione De Andrè.
Nel 2018 Biagio Antonacci lo ha voluto al suo fianco nel brano Mio Fratello, inserito nel disco Dediche e manie, partecipazione che ha portato Incudine nei principali palasport italiani, all’Arena di Verona per i Wind Music Awards e sul palco di Radio Italia Live in piazza Duomo a Milano.
Il suo rapporto con il teatro e la narrazione è confermato dal sodalizio artistico con Andrea Camilleri, che lo ha chiamato per lo spettacolo Cannibardo e la Sicilia, prodotto dal Teatro Stabile di Catania con Massimo Ghini e diretto da Giuseppe Dipasquale, approdato nel 2011 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Attraverso musica, scena e parola, tre artisti siciliani danno nuova centralità al canto siciliano, trattandolo come linguaggio vivo, capace di raccontare un Mediterraneo in continuo movimento.
Tre percorsi diversi, un’unica tensione culturale: portare il siciliano fuori dai confini regionali e riaffermarlo come lingua d’arte, contemporanea, viva.
Filippo Giunta
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