-
Contratto 2022-2024 firmato all’Aran per i regionali siciliani
-
Galileo tra scienza e cosmografia dantesca: lectio magistralis all’Istituto Lincoln
-
Autodromo Pergusa, il “Sì” negato: il Coordinamento Civico attacca l’aula, “La politica ha abdicato al suo ruolo”
-
Crisi idrica nell’Agrigentino, ANAFePC: “Situazione non più tollerabile, pronti all’esposto”
-
Davide Lo Surdo entra nella leggenda: secondo solo a Jimi Hendrix nella classifica mondiale del Daily Times
-
Wine Paris 2026, la Sicilia punta all’espansione: obiettivo padiglione più grande nel 2027
-
Autodromo di Pergusa, Gessaro: “Basta propaganda, servivano scelte responsabili mesi fa”


- Dettagli
- Categoria: Lavoro
Lavoro senza confini: la mobilità internazionale ridisegna il Mercato Unico Europeo
Dalla ristorazione al management, cresce il peso dei lavoratori transfrontalieri e del telelavoro oltre confine: dati, tendenze e criticità secondo Indeed
I lavoratori con esperienze maturate in Paesi diversi da quello di residenza – noti come lavoratori con mobilità internazionale – rappresentano oggi una componente strutturale del
Mercato Unico Europeo, Svizzera compresa. Secondo un’analisi di Indeed, il portale numero uno al mondo per chi cerca e offre lavoro, il 14,8% dei candidati italiani attualmente in cerca di occupazione dichiara esperienze professionali all’estero. Una quota leggermente inferiore alla media dell’area del Mercato Unico Europeo, che si attesta al 16,7%, ma distante dai picchi registrati in Irlanda (oltre il 40%) e in Svizzera, dove supera il 50%.
La libertà di circolazione dei lavoratori è da tempo uno dei pilastri degli accordi economici europei. La possibilità di vivere e lavorare in qualsiasi Stato aderente senza permessi speciali o visti ha ampliato le opportunità occupazionali e contribuito a colmare carenze strutturali di personale in diversi Paesi. Il confronto con gli Stati Uniti è emblematico: in assenza di un mercato unico con altri Stati, solo il 5,1% dei candidati americani dichiara esperienze lavorative internazionali, una quota tre volte inferiore rispetto a quella europea.
All’interno della mobilità internazionale convivono profili molto diversi: espatriati e migranti che iniziano la carriera nel Paese d’origine per poi trasferirsi, lavoratori locali con esperienze temporanee all’estero e, soprattutto, lavoratori transfrontalieri. Questi ultimi mantengono la residenza in un Paese ma lavorano in un altro, includendo sia i pendolari oltre confine sia professionisti stagionali e lavoratori da remoto per aziende straniere. Nel 2023 i transfrontalieri hanno raggiunto quota 1,8 milioni nell’area del Mercato Unico Europeo, con un incremento del 3% rispetto all’anno precedente. Francia, Germania e Polonia guidano la classifica dei Paesi di provenienza, mentre il Lussemburgo si conferma la principale destinazione: qui i lavoratori transfrontalieri rappresentano il 47% della forza lavoro complessiva, provenienti in larga parte dai Paesi confinanti.
Quanto ai settori, management e ristorazione restano le principali aree di impiego dei lavoratori transfrontalieri, indipendentemente dal Paese di destinazione. Tra i residenti in Italia che lavorano oltre confine, oltre il 15% è impiegato nella ristorazione – la percentuale più alta tra i Paesi analizzati – seguita dalle professioni manageriali e dalle vendite.
Accanto al lavoro transfrontaliero tradizionale si afferma con forza il telelavoro oltre confine. Già nel 2020 quasi 400.000 persone, pari allo 0,37% della forza lavoro, svolgevano la propria attività da un Paese diverso da quello del datore di lavoro, con concentrazioni significative in Lussemburgo, Belgio e Francia. Un Accordo Quadro entrato in vigore nel 2023 ha innalzato dal 25% al 49,9% la soglia di lavoro da remoto consentita dal Paese di residenza mantenendo la copertura previdenziale del datore di lavoro, a condizione che entrambi gli Stati abbiano aderito all’intesa. Attualmente sono 18 i Paesi firmatari, un passo avanti in termini di flessibilità che lascia però ancora aperte diverse questioni legate alla fiscalità transfrontaliera.
“La libertà di movimento in Europa offre vantaggi economici evidenti, ma produce effetti eterogenei sul mercato del lavoro”, osserva Lisa Feist, economista di Indeed. “Da un lato, il lavoro transfrontaliero aiuta a colmare carenze di personale, sostiene le economie locali e consente ai lavoratori di vivere in Paesi con un costo della vita più basso. Dall’altro, mette in luce la dipendenza di alcune economie dagli afflussi di manodopera straniera. Le differenze salariali, normative e di protezione sociale dimostrano che il lavoro senza frontiere non è privo di sfide”.
Lavoro - Potrebbe interessarti anche...
Morire di lavoro: perché la Legge 198/2025 cambia davvero le regole della sicurezza
Giovedì, 12 Febbraio 2026 14:02Dal semplice adempimento formale alla prevenzione reale: come il nuovo sistema di vigilanza rafforza il D.Lgs. 81/2008 e impone un cambio di paradigma alle imprese. In Italia si continua a morire di...
Carceri, siglata l’intesa per il reinserimento lavorativo dei detenuti: la Sicilia regione pilota dello “Sportello Lavoro”
Mercoledì, 11 Febbraio 2026 20:16Firmato a Palermo il protocollo tra istituzioni regionali e amministrazione penitenziaria. Parte la sperimentazione negli istituti siciliani per trasformare la pena in opportunità di inclusione e...
Sicurezza sul lavoro, oltre mille morti l’anno: con la Legge 198/2025 rafforzati controlli e responsabilità
Lunedì, 09 Febbraio 2026 13:21Nel 2023 presentate oltre 590mila denunce di infortunio. Il nuovo provvedimento non sostituisce il D.Lgs. 81/2008 ma ne rafforza l’applicazione, puntando su vigilanza, tracciabilità e sistemi di...
TFR 2026: al via la stretta sul "silenzio-assenso" per i fondi pensione
Domenica, 08 Febbraio 2026 16:17Tempi dimezzati per i neoassunti: restano solo 60 giorni per decidere la destinazione della liquidazione. L'Inps chiarisce anche i nuovi obblighi per le imprese. Il 2026 introduce una riforma...