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- Categoria: Lavori Pubblici
Opere incompiute e crisi idrica: la Sicilia paga decenni di ritardi

ANAFePC lancia l’allarme: infrastrutture bloccate, sprechi d’acqua e una gestione inefficiente che mette a rischio cittadini, agricoltura e turismo
La Sicilia detiene un primato negativo a livello nazionale: è la regione con il maggior numero di opere pubbliche incompiute. Nel 2022 se ne contavano 138, pari al 30% del totale italiano, ridotte a 47 nel 2024 secondo l’Anagrafe delle Opere Incompiute del Ministero delle Infrastrutture. Strade, ponti, dighe, scuole e impianti sportivi restano abbandonati a causa di fallimenti, carenza di fondi e blocchi amministrativi, contribuendo a un quadro strutturale di grave inefficienza.
A questo scenario si aggiunge una cronica carenza di infrastrutture idriche, che ha alimentato la recente emergenza estiva. A richiamare l’attenzione sul tema è l’ANAFePC – Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, nella qualità dei servizi e nella promozione del lavoro.
«La Sicilia vive da decenni una profonda crisi idrica, oggi sempre più drammatica», afferma Calogero Coniglio, presidente ANAFePC. «Non si tratta solo di cambiamento climatico o scarsità naturale, ma di una gestione inefficiente e disorganica di una risorsa fondamentale come l’acqua».
Emblema di questo fallimento è la diga di Blufi, una delle più grandi opere incompiute dell’Isola. Avviata nel 1990 e mai portata a termine, è costata circa 250 milioni di euro e potrebbe, secondo gli esperti, rifornire d’acqua le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Intanto, vaste aree della Sicilia sono costrette a continui razionamenti, con gravi ripercussioni su famiglie, imprese agricole e zootecniche. Le province più colpite restano Caltanissetta, Enna, Agrigento e parte del Palermitano, dove le risorse idriche non bastano a coprire i bisogni essenziali.
«Oltre il 50% dell’acqua prodotta viene dispersa a causa di reti idriche obsolete e prive di manutenzione», sottolineano Agata Giuffrida e Maurizio Cirignotta, consigliere e vicepresidente ANAFePC. «Molte dighe non sono operative per lavori incompleti o assenza di collegamenti, i dissalatori attivi sono pochi e insufficienti. Senza interventi immediati, già dalla prossima estate si rischia una nuova emergenza, con conseguenze sociali ed economiche gravi».
Durissimo il giudizio sulla classe politica: «Parlare di un’isola attrattiva mentre manca l’acqua è ipocrita», dichiarano Coniglio e Cirignotta. «La promozione turistica perde credibilità se non si garantiscono servizi essenziali. Le immagini e le notizie di emergenza possono danneggiare un settore vitale per l’economia siciliana». Il completamento della diga di Blufi, spiegano, genererebbe occupazione e metterebbe a disposizione 22 milioni di metri cubi d’acqua, favorendo agricoltura, turismo e attività ricreative.
L’ANAFePC lancia infine un appello urgente alle istituzioni: «Basta promesse. Servono azioni concrete, immediate e coordinate. L’acqua è vita, dignità ed economia. La Sicilia non può continuare a occupare le ultime posizioni nelle classifiche sulla qualità della vita. Questa terra merita soluzioni, non parole».
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