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- Categoria: Eventi
Il canto sospeso - L'omaggio pittorico a Luigi Tenco nel segno di Sanremo 2026
Francesco Guadagnuolo dedica una trilogia al cantautore
mentre l’Ariston lo ricorda con “Mi sono innamorato di te”
Nel corso della 76ª edizione del Festival di Sanremo, il 27 febbraio 2026, il Teatro Ariston ospiterà un momento speciale dedicato a
Luigi Tenco. Durante la serata delle cover e dei duetti, un’esibizione su Mi sono innamorato di te riporterà al centro dell’attenzione la voce e l’eredità artistica del cantautore, a quasi sessant’anni dalla sua scomparsa. Parallelamente al tributo musicale, prende forma un omaggio pittorico firmato dal maestro transrealista Francesco Guadagnuolo.
L’artista presenta Il canto sospeso, trilogia dedicata agli ultimi giorni di Tenco, concepita come un dialogo tra memoria personale e storia collettiva. Guadagnuolo ha raccontato di aver incontrato la voce di Tenco da giovanissimo, ascoltando Un giorno dopo l’altro nella serie televisiva Le inchieste del commissario Maigret. Un’esperienza che, secondo l’artista, avrebbe inciso profondamente nella sua sensibilità, trasformandosi negli anni in una ricerca pittorica capace di tradurre in immagini malinconia, fragilità e senso di sospensione.
La trilogia si articola in tre opere a tecnica mista e collage. Il primo quadro, Il marciapiede delle speranze che svaniscono, raffigura una figura solitaria in una città piovosa e deformata dalla memoria, evocando la dimensione dell’addio e della resa. Il secondo, L’incontro, la città, la vibrazione che resta, suggerisce la presenza di Dalida come bagliore fragile in uno spazio urbano sospeso, simbolo di un sentimento intenso e incompiuto. Il terzo, Dentro e fuori, il tormento e il mondo, mette in scena la stanza d’albergo e il contrasto tra interiorità e indifferenza esterna, richiamando l’ultimo frammento di vita del cantautore. Secondo la lettura critica che accompagna il progetto, l’obiettivo non è ricostruire cronologicamente gli eventi, ma custodire una presenza.
La morte del cantautore, avvenuta nel 1967 proprio durante il Festival di Sanremo, resta una delle pagine più discusse della musica italiana. Aveva ventotto anni. Eppure, come sottolinea l’iniziativa sanremese e l’opera di Guadagnuolo, la sua voce continua a parlare a generazioni diverse, sospesa tra memoria e attualità. In questo intreccio tra musica e arti visive, Sanremo 2026 non si limita a commemorare, ma riapre una riflessione culturale su una figura che, ancora oggi, interroga e commuove il pubblico italiano.
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