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- Categoria: Economia
Batterie auto elettriche, il nuovo decreto accelera l’economia circolare
Più raccolta, più riciclo e maggiore tracciabilità: il D.lgs. 29/2026 allinea l’Italia alle regole europee e rafforza la gestione delle batterie a fine vita
Le batterie esauste rappresentano uno dei temi più discussi nel dibattito sulla mobilità elettrica. Oltre ai costi dei veicoli e alla disponibilità delle infrastrutture di ricarica, molti
consumatori si interrogano sul destino degli accumulatori una volta terminato il loro ciclo di vita.
A fornire una risposta concreta interviene il nuovo Decreto Batterie (D.lgs. 29/2026), entrato in vigore il 7 marzo, che recepisce e armonizza in Italia le disposizioni del Regolamento europeo 2023/1542. L’obiettivo è rendere il settore delle batterie sempre più sostenibile, incrementando raccolta, riutilizzo e riciclo dei materiali strategici contenuti negli accumulatori.
Secondo Marco Ferracin, manager di SAFE-Hub delle Economie Circolari, il sistema italiano non cambia nella sua struttura di base: continueranno infatti a essere i produttori a finanziare e organizzare la gestione delle batterie esauste. Tuttavia, la nuova normativa introduce una visione più ampia e strategica, orientata a ridurre la dipendenza europea dalle materie prime provenienti da Paesi extra UE attraverso il recupero dei minerali contenuti nelle batterie dismesse.
Tra le principali novità vi è una classificazione più dettagliata degli accumulatori, suddivisi in sei categorie: batterie portatili, portatili di uso generale, per mezzi di trasporto leggeri, per autoveicoli, industriali e per veicoli elettrici. Ogni categoria sarà soggetta a requisiti specifici, con conseguenze dirette sui processi produttivi e sugli obblighi di filiera.
Il decreto introduce inoltre obiettivi di raccolta significativamente più ambiziosi. Per le batterie portatili si punta a raggiungere il 63% entro il 2027 e il 73% entro il 2030, mentre per quelle destinate ai mezzi di trasporto leggeri i target sono fissati al 51% entro il 2028 e al 61% entro il 2031. A questi si aggiungono specifici obblighi relativi al contenuto minimo di materiali riciclati e ai livelli di recupero delle diverse materie prime.
Grande attenzione viene riservata anche alla trasparenza. Le nuove etichette, insieme al passaporto digitale delle batterie e agli obblighi di due diligence, consentiranno di monitorare l’intero ciclo di vita del prodotto, favorendo controlli più efficaci e una migliore gestione delle operazioni di recupero e riciclo.
Per le imprese, il cambiamento non si limita agli adempimenti burocratici. Sarà necessario ripensare strategie industriali, modelli di approvvigionamento e processi produttivi per integrare quote crescenti di materiali riciclati. In questo percorso, i consorzi e i sistemi collettivi avranno un ruolo fondamentale nel supportare le aziende, offrendo competenze tecniche e strumenti operativi per affrontare la transizione.
Dal punto di vista normativo, l’Italia si allinea così agli standard europei, creando condizioni più uniformi per la competitività del mercato. La vera sfida, tuttavia, sarà l’attuazione concreta delle nuove regole. Le aziende che sapranno adattarsi rapidamente potranno trasformare gli obblighi normativi in opportunità di sviluppo, innovazione e crescita sostenibile.
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