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- Categoria: Economia
Pil 2026, Cgil Sicilia: “Il Pnrr non ha cambiato il modello economico dell’Isola”
Mannino commenta le stime della Cgia di Mestre e critica il governo regionale: “Senza investimenti strutturali rischio recessione”
Palermo - Secondo la Cgil Sicilia, le previsioni sul Pil 2026 confermano l’assenza di cambiamenti strutturali nell’economia regionale. Commentando le stime della Cgia di Mestre, che
collocano la Sicilia agli ultimi posti tra le regioni italiane per crescita del Pil reale nel 2026, il segretario generale Alfio Mannino afferma che il Pnrr non ha modificato il modello economico e produttivo dell’Isola.
A giudizio del sindacato, con la conclusione del Pnrr e delle altre misure temporanee che in quattro anni hanno portato oltre 30 miliardi di euro, riemergeranno tutte le criticità irrisolte, determinando una possibile fase recessiva, anche a causa dell’assenza di investimenti in politiche industriali e infrastrutture materiali e sociali.
Mannino definisce “fuori luogo e lunari” le dichiarazioni provenienti da Palazzo d’Orleans su un presunto nuovo miracolo economico, sostenendo che il governo regionale non abbia dimostrato capacità di programmazione e indirizzo, né fornito adeguato supporto tecnico e organizzativo a enti locali e imprese. Secondo la Cgil, su 19 miliardi potenzialmente disponibili dal Pnrr in Sicilia ne sarebbero arrivati solo 13, circostanza che richiederebbe un “mea culpa” da parte dell’esecutivo regionale.
Il segretario denuncia inoltre lo spreco di risorse della finanza regionale, citando il miliardo di euro impiegato con l’ultima manovra finanziaria. Guardando al futuro, la Cgil sottolinea che nel 2026 la Regione avrà a disposizione oltre 2 miliardi di euro: risorse considerate limitate rispetto alle opportunità non colte in passato, ma comunque decisive per avviare un’inversione di tendenza. Il sindacato ribadisce la richiesta di un confronto reale sulle politiche economiche, esprimendo il timore che il governo regionale continui a privilegiare politiche clientelari finalizzate al consenso elettorale piuttosto che agli interessi della Sicilia.
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