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La Capitale punta sulla tecnologia smart: una nuova luce coordinerà i veicoli a guida autonoma per abbattere code ed emissioni.
Roma si proietta nel futuro della mobilità con l’introduzione della quarta luce semaforica di colore bianco. Non un restyling estetico, ma una rivoluzione digitale: questa luce permetterà ai semafori di dialogare direttamente con le auto a guida autonoma tramite sistemi intelligenti (ITS), trasformando gli incroci in nodi di traffico automatizzati.
Quando la luce bianca si accende, il controllo dell'incrocio passa agli algoritmi. 
I veicoli autonomi ricevono istruzioni precise, coordinandosi tra loro per eliminare frenate e ripartenze inutili. I benefici promessi sono straordinari: secondo gli studi, i tempi di attesa potrebbero ridursi fino al 94%, con un impatto drasticamente positivo su smog e consumi.
Per gli automobilisti tradizionali le regole restano quasi identiche: rosso, giallo e verde mantengono il loro valore.
La novità sta nel "seguire il flusso": in presenza della luce bianca, basterà accodarsi ai veicoli che precedono, affidandosi alla gestione ottimizzata del sistema. Se non ci sono auto autonome, il semaforo tornerà semplicemente a funzionare nel modo classico.
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Una violazione del Codice della Strada commessa nel 2019 e mai gestita si è trasformata, sette anni dopo, in un arresto. I Carabinieri di
Giuliano di Roma hanno eseguito il provvedimento nei confronti di un 40enne residente a Villa Santo Stefano, trasferendolo nel penitenziario di via Cerreto a Frosinone.
Il provvedimento è stato disposto dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone. L’uomo deve scontare una pena residua di 7 giorni di arresto, originata da una violazione del Codice della Strada commessa proprio nel territorio di Villa Santo Stefano.
La sanzione non era mai stata contestata né pagata e, con il tempo, è divenuta definitiva, rendendo esecutiva la condanna solo a distanza di anni. Il caso evidenzia come la mancata gestione tempestiva di verbali e atti giudiziari possa portare, anche nel lungo periodo, a conseguenze rilevanti fino a misure limitative della libertà personale.
Fonte: Tgcom 24
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Mascotte dell’isola e simbolo della sua rinascita, l’asinello grigio nato
nel 1994 è morto a 32 anni dopo una vita tra carcere e parco naturale
Alla vigilia della nuova stagione turistica, il’Parco Nazionale dell’Asinara perde il suo volto più riconoscibile: Severino, l’asinello grigio
che per oltre trent’anni ha incarnato l’anima dell’isola, si è spento all’età di 32 anni. Se n’è andato lontano dai riflettori, accudito dagli operatori del Parco, gli stessi che negli anni lo hanno protetto mentre diventava una celebrità globale.
Per i visitatori era molto più di un animale: Severino era “il boss”, presenza fissa e rassicurante, primo incontro per chiunque mettesse piede sull’isola. La sua storia attraversa le trasformazioni dell’Asinara, da colonia penale a paradiso naturalistico. Nato nel 1994, fu allevato tra detenuti e agenti della polizia penitenziaria, diventando nel tempo simbolo vivente di un luogo capace di reinventarsi.
I suoi ragli, familiari e inconfondibili, hanno accompagnato generazioni di turisti, lasciando un ricordo che superava i confini dell’isola. Indimenticabile anche il legame con Pamela, l’asina bianca nata l’anno prima grazie a un intervento d’urgenza. Cresciuti insieme, rappresentavano l’unione dei colori simbolo dell’Asinara: il grigio e il bianco.
Separati per esigenze gestionali, si ritrovarono anni dopo, restando uniti fino alla morte di lei avvenuta nel 2009. Da allora, secondo chi lo conosceva, Severino aveva continuato a osservare il mare, come in attesa. Capobranco e padre di numerosi esemplari, è stato protagonista discreto ma centrale della vita dell’isola.
Nel 2023 aveva raggiunto il traguardo dei 30 anni, un’età eccezionale per la specie, affrontata con la stessa calma che lo aveva reso celebre anche sui social. Questa sarà la prima primavera senza di lui. Le guide non potranno più indicarlo tra i pascoli, ma continueranno a raccontarne la storia: quella di un animale che, senza saperlo, è diventato memoria condivisa, ponte tra passato e presente, tra uomo e natura.
Foto: https://www.unionesarda.it/news-sardegna/sassari-provincia
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