-
Enna-le socie di ANDE incontrano il candidato Sindaco Crisafulli
-
Tumore ovarico, scoperto come si diffonde nell’addome: una proteina potrebbe diventare il bersaglio delle nuove cure
-
FUA Caltanissetta/Enna: in arrivo oltre 12 milioni di euro per Enna
-
Enna - Ex Provincia, viabilità rilanciata: 45 milioni di euro investiti in un anno
-
Salute, Caruso: «Servizio oncologico a Lampedusa, un segnale concreto di vicinanza ai pazienti»
-
Iraq, scoperto maxi giacimento da 8,8 miliardi di barili: cosa cambia davvero per petrolio e carburanti
-
Mirello Crisafulli: “Enna può tornare protagonista”



- Dettagli
- Categoria: Archeologia
Scoperta shock in Giordania: prima fossa comune della peste di Giustiniano confermata dal DNA
A Gerasa emergono 230 vittime della prima pandemia della storia: analisi genetiche identificano il batterio Yersinia pestis
Una scoperta destinata a riscrivere la storia delle pandemie arriva dalla Giordania. Un team internazionale di archeologi e scienziati ha identificato nell’antica città di Gerasa (oggi Jerash) la
prima fossa comune della peste di Giustiniano confermata sia da evidenze archeologiche sia da prove genetiche nel Mediterraneo orientale.
Il ritrovamento, avvenuto all’interno dell’ippodromo cittadino, restituisce un’immagine drammatica dell’impatto della prima pandemia documentata della storia. Circa 230 individui sono stati sepolti in condizioni caotiche e senza rituali, segno evidente di un’emergenza sanitaria fuori controllo.
A rendere eccezionale la scoperta è la conferma biomolecolare: l’analisi del DNA antico estratto dai resti ossei ha identificato la presenza di Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste. Un risultato che collega direttamente i dati archeologici alle cronache storiche dell’epoca.
Le fonti antiche, tra cui lo storico bizantino Procopio di Cesarea, raccontano scenari apocalittici: migliaia di morti al giorno, corpi abbandonati nelle strade e il collasso delle strutture sociali ed economiche. La peste di Giustiniano, scoppiata nel VI secolo, avrebbe ucciso fino al 50% della popolazione in alcune regioni dell’Impero Bizantino.
Gli scavi nelle camere W2 e W3 dell’ippodromo di Gerasa hanno rivelato una sepoltura di massa organizzata in modo emergenziale. I corpi, spesso sovrapposti e deposti rapidamente su detriti di ceramica, mostrano l’assenza totale dei tradizionali rituali funerari. Alcuni individui erano ancora avvolti in semplici teli, segno della fretta con cui si cercava di gestire l’enorme numero di vittime.
Le analisi isotopiche hanno inoltre evidenziato che le vittime provenivano da diverse aree della regione, suggerendo una popolazione mobile e interconnessa. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una diffusione del contagio favorita dalle rotte commerciali, proprio come accade nelle pandemie moderne.
Gerasa, all’epoca una fiorente città della Decapoli e importante nodo commerciale dell’Impero Bizantino, fu travolta dalla crisi. L’uso dell’ippodromo – spazio pubblico dedicato allo svago – come area di sepoltura testimonia il collasso delle infrastrutture urbane e dei servizi funerari.
Lo studio dei resti umani rivela una popolazione eterogenea: uomini, donne e bambini, molti dei quali già segnati da stress nutrizionale e condizioni di salute precarie. Fattori che probabilmente aumentarono la vulnerabilità al contagio.
Il valore della scoperta non è solo storico, ma anche scientifico. L’approccio interdisciplinare – che combina archeologia, analisi isotopiche e sequenziamento del DNA antico – consente oggi di ricostruire con precisione eventi avvenuti oltre mille anni fa, dando voce alle vittime e chiarendo le dinamiche delle pandemie.
Prima di questo ritrovamento, le conoscenze sulla peste di Giustiniano si basavano quasi esclusivamente su fonti scritte e su evidenze frammentarie. La fossa comune di Gerasa rappresenta invece una prova diretta e completa dell’impatto della pandemia nelle province orientali dell’Impero.
Le implicazioni sono rilevanti anche per il presente. La diffusione attraverso reti commerciali, l’impatto sproporzionato sui più vulnerabili e il collasso dei sistemi urbani sono dinamiche che trovano eco nelle crisi sanitarie contemporanee.
Questa scoperta, dunque, non è solo una finestra sul passato, ma anche un monito per il futuro: le pandemie sono fenomeni complessi che intrecciano biologia, società ed economia, e richiedono preparazione, resilienza e conoscenza.
Fonte msn.com
Archeologia e Culture Antiche - Potrebbe interessarti anche...
Scoperta shock in Giordania: prima fossa comune della peste di Giustiniano confermata dal DNA
Venerdì, 01 Maggio 2026 18:23A Gerasa emergono 230 vittime della prima pandemia della storia: analisi genetiche identificano il batterio Yersinia pestis Una scoperta destinata a riscrivere la storia delle pandemie arriva dalla...
Archeologia subacquea, nuove indagini nei fondali della Sicilia sud-orientale
Martedì, 21 Aprile 2026 14:46Progetto pilota della Regione Siciliana con Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia : tecnologie avanzate per mappare siti tra 50 e 150 metri. Focus sull’area di Brucoli e sulle ipotesi legate ai...
Archeoastronomia in Sicilia centrale: a Nissoria il convegno sulle “Pietre Perciate”
Sabato, 18 Aprile 2026 18:56Un evento scientifico per indagare il legame tra paesaggio rupestre e cicli cosmici, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare un patrimonio millenario Martedì 21 aprile 2026, alle ore 18, presso la...
Calascibetta (En) -Alla scoperta del Villaggio Bizantino,tra storia, natura e futuro
Giovedì, 16 Aprile 2026 09:56Visita di SiciliAntica nel cuore degli Erei: un patrimonio da valorizzare con investimenti, ricerca e coinvolgimento dei giovani Un viaggio tra storia millenaria e paesaggi incontaminati: è quello...