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Categoria: Archeologia
01 Maggio 2026

Scoperta shock in Giordania: prima fossa comune della peste di Giustiniano confermata dal DNA

A Gerasa emergono 230 vittime della prima pandemia della storia: analisi genetiche identificano il batterio Yersinia pestis

Una scoperta destinata a riscrivere la storia delle pandemie arriva dalla Giordania. Un team internazionale di archeologi e scienziati ha identificato nell’antica città di Gerasa (oggi Jerash) laPeste Giustiniano prima fossa comune della peste di Giustiniano confermata sia da evidenze archeologiche sia da prove genetiche nel Mediterraneo orientale.

Il ritrovamento, avvenuto all’interno dell’ippodromo cittadino, restituisce un’immagine drammatica dell’impatto della prima pandemia documentata della storia. Circa 230 individui sono stati sepolti in condizioni caotiche e senza rituali, segno evidente di un’emergenza sanitaria fuori controllo.

A rendere eccezionale la scoperta è la conferma biomolecolare: l’analisi del DNA antico estratto dai resti ossei ha identificato la presenza di Yersinia pestis, il batterio responsabile della peste. Un risultato che collega direttamente i dati archeologici alle cronache storiche dell’epoca.

Le fonti antiche, tra cui lo storico bizantino Procopio di Cesarea, raccontano scenari apocalittici: migliaia di morti al giorno, corpi abbandonati nelle strade e il collasso delle strutture sociali ed economiche. La peste di Giustiniano, scoppiata nel VI secolo, avrebbe ucciso fino al 50% della popolazione in alcune regioni dell’Impero Bizantino.

Gli scavi nelle camere W2 e W3 dell’ippodromo di Gerasa hanno rivelato una sepoltura di massa organizzata in modo emergenziale. I corpi, spesso sovrapposti e deposti rapidamente su detriti di ceramica, mostrano l’assenza totale dei tradizionali rituali funerari. Alcuni individui erano ancora avvolti in semplici teli, segno della fretta con cui si cercava di gestire l’enorme numero di vittime.

Le analisi isotopiche hanno inoltre evidenziato che le vittime provenivano da diverse aree della regione, suggerendo una popolazione mobile e interconnessa. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una diffusione del contagio favorita dalle rotte commerciali, proprio come accade nelle pandemie moderne.

Gerasa, all’epoca una fiorente città della Decapoli e importante nodo commerciale dell’Impero Bizantino, fu travolta dalla crisi. L’uso dell’ippodromo – spazio pubblico dedicato allo svago – come area di sepoltura testimonia il collasso delle infrastrutture urbane e dei servizi funerari.

Lo studio dei resti umani rivela una popolazione eterogenea: uomini, donne e bambini, molti dei quali già segnati da stress nutrizionale e condizioni di salute precarie. Fattori che probabilmente aumentarono la vulnerabilità al contagio.

Il valore della scoperta non è solo storico, ma anche scientifico. L’approccio interdisciplinare – che combina archeologia, analisi isotopiche e sequenziamento del DNA antico – consente oggi di ricostruire con precisione eventi avvenuti oltre mille anni fa, dando voce alle vittime e chiarendo le dinamiche delle pandemie.

Prima di questo ritrovamento, le conoscenze sulla peste di Giustiniano si basavano quasi esclusivamente su fonti scritte e su evidenze frammentarie. La fossa comune di Gerasa rappresenta invece una prova diretta e completa dell’impatto della pandemia nelle province orientali dell’Impero.

Le implicazioni sono rilevanti anche per il presente. La diffusione attraverso reti commerciali, l’impatto sproporzionato sui più vulnerabili e il collasso dei sistemi urbani sono dinamiche che trovano eco nelle crisi sanitarie contemporanee.

Questa scoperta, dunque, non è solo una finestra sul passato, ma anche un monito per il futuro: le pandemie sono fenomeni complessi che intrecciano biologia, società ed economia, e richiedono preparazione, resilienza e conoscenza.

Fonte  msn.com

  • archeologia, peste di Giustiniano, pandemie, storia, Giordania, Gerasa, DNA antico
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