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Niscemi, 105 giorni dopo la frana: la città tra emergenza, tutela e ricostruzione
A 105 giorni dalla frana, Niscemi non è più soltanto il simbolo di un’emergenza, ma un caso emblematico per comprendere il futuro dei territori fragili della Sicilia. Questo il cuore del
convegno “La frana di Niscemi. Dalla fase emergenziale alla ricostruzione”, che ha riunito istituzioni, tecnici, urbanisti, geologi e rappresentanti della tutela culturale per delineare il passaggio dalla gestione del danno a una visione strutturale di prevenzione e rilancio.
Il presidente della Consulta degli Ingegneri di Sicilia, Fabio Corvo, ha evidenziato come la vicenda imponga una riflessione regionale sulla vulnerabilità del territorio, proponendo una mappatura tra aree a rischio e patrimonio tutelato. «Serve una mappatura puntuale e un matching tra beni culturali e zone fragili, perché un bene culturale in un’area a rischio è un presidio identitario che può andare perduto senza una strategia di prevenzione».
Il sindaco Massimiliano Conti ha richiamato la dimensione sociale della crisi, ricordando famiglie evacuate, abitazioni compromesse e attività sospese. «Oggi non basta più parlare soltanto di emergenza: dobbiamo parlare di futuro», ha dichiarato, indicando come priorità ristori, ricollocazione e una strategia di ricostruzione da definire entro due anni.
La soprintendente Daniela Vullo ha posto l’attenzione sui beni storici coinvolti nella linea rossa, tra cui Palazzo Iacona, Palazzo Branciforti e la biblioteca storica Angelo Marsiano. «La domanda è come garantire la sicurezza senza disperdere memoria, identità e valore culturale», ha affermato, sottolineando il rischio di una perdita non solo materiale ma storica.
Sul piano tecnico, esperti di geologia e pianificazione hanno ribadito la necessità di un approccio integrato tra analisi del dissesto, urbanistica e governo del territorio. Gli urbanisti Francesco Martinico e Paolo La Greca hanno proposto una ricostruzione basata sul recupero della città esistente, rigenerazione delle periferie, zero consumo di suolo e valorizzazione del patrimonio inutilizzato, rifiutando modelli fondati su nuove espansioni.
Dal confronto emerge una prospettiva chiara: Niscemi può limitarsi a riparare i danni oppure trasformare la frana in un laboratorio siciliano di prevenzione, tutela e innovazione urbana. La sfida riguarda non solo la sicurezza geologica, ma la capacità di restituire alla comunità case, memoria e fiducia.
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