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Morto Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde: figura controversa della lotta alla mafia
Aveva 94 anni. Fu al centro di una lunga e complessa vicenda giudiziaria per concorso esterno in
associazione mafiosa: ottenne la revoca della condanna e un risarcimento per ingiusta detenzione
È morto all’età di 94 anni Bruno Contrada, ex funzionario di polizia ed ex numero tre del Sisde, protagonista di una delle vicende
giudiziarie più discusse legate alla stagione della lotta alla mafia in Italia. Attivo negli anni più violenti della guerra di Cosa nostra a Palermo, Contrada fu arrestato nel dicembre 1992 con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Dopo un lungo iter processuale, tra condanne e assoluzioni nei diversi gradi di giudizio, la pena definitiva fu di dieci anni, scontata in parte in carcere e poi ai domiciliari fino al 2012. L’ex dirigente dei servizi segreti ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver combattuto la mafia in prima linea. La sua vicenda giudiziaria proseguì anche a livello internazionale: la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia, ritenendo che il reato contestato non fosse sufficientemente definito all’epoca dei fatti (tra il 1979 e il 1988) e rilevando anche irregolarità nella gestione della sua detenzione per motivi di salute.
Dopo ulteriori passaggi in tribunale, la Corte d’Appello di Palermo riconobbe a Contrada un indennizzo per ingiusta detenzione pari a oltre 285 mila euro, decisione confermata dalla Cassazione nel 2023. Nel corso degli anni l’ex poliziotto ha sempre rivendicato la propria innocenza, dichiarando di non aver mai tradito lo Stato e chiedendo la restituzione dell’onore e della divisa.
Con la sua morte scompare una delle figure più discusse e simboliche della complessa stagione italiana segnata dalla lotta alla mafia e dalle stragi dei primi anni Novanta.
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