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La speranza di Enna vive oltre le urne
Tra dignità, comunità e futuro: l’amore autentico di un cittadino per la sua terra
La campagna elettorale si è conclusa e Enna ha scelto il suo sindaco. Questo mio pensiero, ci tengo a dirlo con tutto il cuore, spoglia sé stesso da ogni bandiera, sigla o
appartenenza politica.
Non mi interessano gli schieramenti. Questo è solo il grido d'amore e la riflessione profonda di un cittadino che ha vissuto, le piazze e il respiro della propria città in queste settimane intense. Nelle scorse sere, camminare tra la folla mi ha regalato una gioia commovente.
Vedere Enna finalmente viva, pulsante e ripopolata ha spalancato le porte dei ricordi della mia gioventù, quando quel calore e quelle vie piene non erano un evento eccezionale, ma la nostra bellissima normalità. Ho guardato gli occhi delle persone, ho incrociato lo sguardo di tanta gente ben vestita, elegante nell’anima e nell'aspetto, fiera di riprendersi i propri spazi. Da lì, un parallelismo mi ha stretto il cuore: com'è possibile che una cittadinanza così dignitosa e fiera debba rassegnarsi a vivere in una città ferita dall'incuria? L'abbandono sembra essere diventato una tragica normalità a cui abituarsi.
Strade martoriate dalle buche, angoli di verde dimenticati, edifici storici che trasudano solitudine e abbandono... fa male. Fa male perché una comunità che si rispetta ha il diritto sacrosanto di specchiarsi in luoghi che siano curati, puliti e dignitosi quanto la bellezza delle persone che li abitano. In mezzo a quel fiume di persone, mi sono chiesto: perché siamo tutti qui stasera? La risposta è un bisogno umano primordiale. Abbiamo una fame disperata di condivisione vera, di guardarci in faccia, di una socializzazione carnale e autentica che vada oltre la freddezza artificiale degli schermi digitali e dei social.
Al di là delle lamentele legittime sulle cose che non vanno, la mia mente si perdeva in un pensiero stupendo: la fortuna immensa di appartenere a questa comunità ennese. Una società dove a ogni singola uscita hai ancora il privilegio di essere salutato per nome, protetto da uno sguardo, stretto in un abbraccio sincero. Questo calore umano non ha prezzo ed è una ricchezza immensa che altrove, nelle grandi e ciniche realtà, è andata perduta per sempre. Il voto, al netto delle analisi politiche che lascio volentieri a chi di dovere, ha gridato una verità assoluta: ad Enna non è morta la speranza.
E i cittadini, in modo quasi plebiscitario, hanno scelto l'uomo a cui affidare le proprie aspettative e i propri sogni. Una fiducia così oceanica non è solo un risultato elettorale, è un mandato morale sacro. Per questo, chi guiderà la città non potrà mai prescindere dall'anima profonda del nostro territorio. Amministrare Enna significa custodire i privilegi immensi del piccolo centro, dove l'umanità, il rispetto reciproco e la voglia di stare insieme sono i pilastri invisibili ma indistruttibili della nostra società. Dobbiamo tornare a splendere, a essere attrattivi per il mondo. È
vero: grazie alla visione straordinaria e alla concretezza di un uomo illuminato, Enna ha compiuto il miracolo del quarto polo universitario in Sicilia, un faro di eccellenza. Ma un diamante ha bisogno della sua montatura. Il contesto intorno all'università deve essere compatibile con quella stessa eccellenza. Chi arriva a Enna per studiare, per turismo o per caso, non può vivere l'effetto miraggio di un'oasi nel deserto. Deve rimanere folgorato dal rispetto e dall'amore che traspare da ogni singolo vicolo, da ogni piazza pulita, da ogni albero curato.
Curare la città significa, nell'essenza più profonda, amare i propri cittadini. Tutto questo non è una critica, ma uno stimolo proattivo, una spinta d'amore a fare bene e subito. Ho la certezza assoluta che se così tanti ennesi, in modo libero, autonomo e democratico, hanno scelto la propria guida, allora quella speranza profumata di futuro diventerà realtà. Da montanaro quale sono, abituato alla pietra, alla concretezza e a guardare le vette, auguro con tutto il cuore buon lavoro ai designati cocchieri. Con una certezza assoluta nel cuore: gli ennesi sono, da sempre e per natura, cavalli di razza.
Mario Villano
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