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Enna, il cantiere è aperto. Dal plebiscito di Crisafulli alla città che si ricostruisce insieme
La proposta che il sindaco Crisafulli può fare alla sua città: Un patto civico tra maggioranza, opposizione e cittadini per la rinascita
Il 25 maggio 2026, mentre Papa Leone XIV presentava la sua prima enciclica Magnifica Humanitas in Vaticano, gli ennesi chiudevano le urne con un verdetto storico. Vladimiro
Crisafulli è eletto sindaco con 9.975 preferenze, alla guida di un'aggregazione trasversale che non obbedisce alle sigle di partito, ma alla forza di una storia personale e di un radicamento territoriale profondo. La vittoria è personale. Ma il mandato appartiene alla città intera.
L'enciclica, dedicata alla custodia della persona nell'era dell'intelligenza artificiale, è attraversata da due immagini bibliche in tensione: la torre di Babele e la ricostruzione di Gerusalemme sotto Neemia. "Cosa stiamo costruendo?", chiede il Pontefice. Il dilemma è universale, ma risuona con forza in ogni comunità che si trova a un crocevia. Neemia riceve la notizia dello stato disastroso della sua città, le mura crollate, le porte bruciate, e prima di agire digiuna e prega; poi esamina in silenzio i luoghi distrutti. Non impone soluzioni dall'alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi. Il risultato non è il trionfo di un capo, ma la rinascita condivisa di un popolo. “L'immagine delle mura, scrive il Papa, non legittima chiusure o divisioni, ma invita tutti e ciascuno a fare la propria parte. Mattone dopo mattone prende forma una convivenza più giusta, capace di salvaguardare la dignità di tutti.”
Enna non è Gerusalemme e Crisafulli non è Neemia. Ma la metafora tocca qualcosa di reale: una città di tremila anni che ha bisogno non tanto di una ricostruzione fisica quanto di una ricostruzione civica, del senso di appartenenza, della fiducia nelle istituzioni, della volontà condivisa di tornare a contare.
È in questo contesto che diventa necessaria una proposta che il sindaco potrebbe, e forse dovrebbe, rivolgere all'intera comunità nelle prime settimane del mandato: un metodo condiviso per il bene comune, prima ancora che un programma. Convocando, non come atto rituale, ma come impegno fondativo, maggioranza, opposizione, movimenti civici, associazioni, scuole e giovani. Il messaggio è nel segno di Neemia: "non ho vinto per governare da solo; ora la città deve tornare con me."
Maggioranza e opposizione svolgerebbero ruoli diversi, com'è giusto, ma condividerebbero un metodo: trasparenza, confronto sui fatti, responsabilità verificabile.L'opposizione esercita la sua funzione critica con più forza se conosce i dati e può misurare i risultati. La maggioranza governa, sapendo di non avere il monopolio delle idee buone.
Chi ha vissuto esperienze di partecipazione civica sa che il vero ostacolo non è la struttura formale, ma l'anima del processo. I tavoli si aprono e si svuotano, i patti si firmano e si dimenticano. La vera sfida è motivazionale.
Per riuscire, il processo deve rispettare tre condizioni. La prima è una visione condivisa: un'idea concreta e discutibile di quale Enna voglia essere tra dieci anni, emersa da un processo partecipativo autentico. La seconda è la trasparenza come strumento politico, non solo come obbligo normativo: i cittadini devono poter vedere cosa fa l'amministrazione, quanto costa, quali obiettivi raggiunge. La terza è la continuità del metodo: le regole del gioco non si cambiano quando il confronto diventa scomodo.
Un sindaco eletto con consenso plebiscitario, e perciò politicamente libero da debiti di coalizione, ha davanti a sé una finestra di opportunità rara. Mentre Enna sceglieva il suo sindaco, il Papa chiedeva al mondo di scegliere tra la logica di Babele, il dominio efficiente che esclude, e la logica di Neemia, un popolo che lavora insieme mettendo la dignità di ogni persona al centro.
Il voto ha dato a Crisafulli una legittimità straordinaria. La domanda che quella legittimità porta con sé non è "cosa fai tu per Enna?", ma la più antica e più esigente: "cosa facciamo insieme?"
Mattone dopo mattone, tratto di muro dopo tratto di muro.
Gaetano Mellia
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