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- Categoria: Redazionale
Barbagallo come Don Abbondio: il coraggio che manca al Pd siciliano
Nel territorio più forte dell’isola viene negato il simbolo a Mirello Crisafulli:
una scelta che mette in discussione la leadership regionale
C’è un punto, nella vicenda politica che investe il Partito Democratico in Sicilia, oltre il quale la dialettica interna lascia spazio all’incomprensibile. Quel punto coincide con Enna. I
dati delle elezioni regionali 2022 non sono opinioni: a Enna il partito raggiunge il 24,083%, la percentuale più alta dell’isola; a Catania, territorio di riferimento del segretario regionale Anthony Emanuele Barbagallo, si ferma a un modesto 10,074%. È da questa fotografia che dovrebbe partire ogni valutazione politica seria. Invece accade l’opposto.
Nel luogo in cui il partito è più forte, radicato, riconoscibile, si decide di non concedere il simbolo al candidato sindaco Mirello Crisafulli, figura storica della sinistra siciliana, espressione diretta del territorio e, soprattutto, candidato approvato all’unanimità dalla direzione regionale. Una scelta che non solo contraddice i numeri, ma smentisce lo stesso percorso decisionale interno. Prima si legittima, poi si disconosce. Prima si costruisce, poi si demolisce.
Le cronache di questi giorni, da Miriam Di Peri a Marco Pitrella, restituiscono un quadro impietoso: il richiamo ai “percorsi civici” evocato da Barbagallo appare più come una formula di comodo che come una strategia politica coerente. Perché se il civismo è uno strumento, esso dovrebbe rafforzare il partito, non svuotarlo; dovrebbe includere, non escludere; dovrebbe chiarire, non confondere. Qui, invece, produce l’effetto contrario: divide il partito, disorienta l’elettorato e, soprattutto, indebolisce l’unica vera roccaforte democratica dell’isola.
Il punto politico è tutto qui: un gruppo dirigente che non valorizza i propri punti di forza finisce per negarli. E quando un partito arriva a colpire se stesso nei territori in cui è più solido, il problema non è più locale, ma strutturale. La scelta di Enna diventa così paradigmatica di una linea più ampia, segnata da ambiguità e contraddizioni. Da un lato si invoca il rinnovamento, dall’altro si assumono decisioni che appaiono legate più a equilibri interni che a una visione politica.
In questo quadro, il paragone con Don Abbondio, il pavido curato dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, si impone con forza polemica ma significativa. Non per una questione personale, ma per il tratto politico che emerge: evitare il rischio, sottrarsi al conflitto, rifugiarsi in formule ambigue pur di non assumere fino in fondo una scelta chiara e coerente. Una leadership che, anziché guidare il partito nei territori dove è forte, sembra arretrare proprio lì dove dovrebbe affermarsi.
Le conseguenze sono già visibili. Il partito si divide, il messaggio si indebolisce, gli avversari osservano e, inevitabilmente, ne traggono vantaggio. Non è un caso che, nelle dinamiche locali, emergano situazioni paradossali, in cui esponenti di schieramenti opposti finiscono per beneficiare indirettamente delle scelte del Pd. È il segno più evidente di una linea che non regge alla prova della realtà.
A rendere ancora più fragile la posizione del segretario regionale è il confronto impietoso tra territori. Dove il partito è più debole, non si intravede una strategia di rilancio; dove è più forte, si interviene per ridimensionarlo. È una logica rovesciata, che trasmette l’idea di una leadership incapace di leggere il consenso e di trasformarlo in forza politica.
Non si tratta di una questione personale, ma politica. Tuttavia, la responsabilità delle scelte ricade inevitabilmente su chi guida il partito. E allora la domanda diventa inevitabile: con quale autorevolezza si può intervenire per ridisegnare gli equilibri di un territorio che esprime il miglior risultato elettorale? E ancora: quale credibilità può avere una linea che prima approva e poi smentisce se stessa?
La risposta, al momento, non c’è. C’è invece una certezza: la decisione di negare il simbolo a Crisafulli non appare né coraggiosa né innovativa. Appare, piuttosto, una scelta che indebolisce il partito regionale, mortifica il territorio e apre una frattura difficile da ricomporre.
In politica, ignorare i numeri è sempre un errore. Ma ignorare i propri punti di forza è qualcosa di più: è un atto che rischia di trasformare una risorsa in un problema. E il caso Enna, oggi, racconta esattamente questo.
Massimo Castagna
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