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- Categoria: Redazionale
Enna e il tempo delle scelte: la sfida di Crisafulli tra declino e rinascita
Il ritorno in campo del candidato sindaco riapre il dibattito sul futuro della città:
università, servizi e identità al centro di una partita decisiva
C’è un momento, nella vita di una comunità, in cui non è più possibile rimandare. Enna sembra essere arrivata esattamente a quel punto: sospesa tra un passato che garantiva ruolo
e identità e un presente segnato da spopolamento, crisi economica e smarrimento collettivo.
In questo contesto si inserisce la candidatura del senatore Vladimiro Crisafulli, una scelta che, al di là delle dinamiche elettorali, riapre una questione più ampia: quale futuro per Enna? Non è soltanto una competizione amministrativa, ma uno snodo politico e culturale che interroga l’intera comunità.
Il dato demografico è forse il più impietoso. La perdita di migliaia di residenti in poco più di un decennio non è solo un numero: è il segnale di una città che fatica a trattenere i propri giovani, che vede spegnersi progressivamente il proprio tessuto commerciale e che assiste, quasi impotente, a una lenta erosione della propria vitalità. Le saracinesche abbassate, le vie meno frequentate, l’assenza di prospettive diventano così simboli concreti di un disagio più profondo.
Eppure, le potenzialità non mancano. Enna è città universitaria, un elemento che in altri contesti rappresenterebbe un volano straordinario di sviluppo. La presenza di migliaia di studenti, la nascita di corsi di eccellenza – come le facoltà di medicina – dovrebbero generare economia, servizi, innovazione. Ma tutto questo, finora, non si è tradotto in un sistema integrato capace di coinvolgere l’intero territorio urbano.
Il punto centrale, allora, è proprio questo: la mancanza di una visione unitaria. Città alta, città bassa e Pergusa continuano a vivere come realtà separate, quasi estranee l’una all’altra. Non esiste un disegno complessivo che le metta in relazione, che trasformi le differenze in risorsa e non in limite. È qui che si gioca la vera sfida amministrativa: ricostruire un’identità condivisa, dare un senso allo “stare insieme”.
Nel suo intervento, Crisafulli insiste su un concetto chiave: la necessità di una classe dirigente all’altezza. Un passaggio tutt’altro che secondario. Negli ultimi anni, la gestione della città è stata spesso accusata di limitarsi all’ordinario, senza una progettualità capace di guardare oltre l’immediato. La critica al cosiddetto “civismo” non è solo politica, ma culturale: senza una visione, ogni amministrazione rischia di diventare semplice gestione dell’esistente.
Le proposte avanzate si muovono lungo direttrici chiare: rafforzare il ruolo dell’università, migliorare i servizi, intervenire sulle infrastrutture, rilanciare il commercio e puntare su una maggiore integrazione territoriale. Temi noti, certo, ma che richiedono una capacità concreta di attuazione. Perché il problema di Enna non è tanto l’assenza di idee, quanto la difficoltà di trasformarle in risultati tangibili.
Particolarmente significativo è il passaggio sul rapporto tra pubblico e privato. L’apertura a investimenti esterni, anche su asset strategici come l’autodromo di Pergusa o i servizi urbani, segna una linea pragmatica: senza risorse adeguate, il rilancio rischia di restare sulla carta. Allo stesso tempo, emerge la necessità di un ruolo più incisivo delle istituzioni nel rivendicare interventi e compensazioni da parte di grandi enti come ANAS e Ferrovie.
Sul piano politico, la questione del simbolo del Partito Democratico appare quasi secondaria rispetto all’impostazione complessiva. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire una
coalizione ampia, capace di superare gli steccati tradizionali. Una scelta che riflette una consapevolezza diffusa: la crisi di Enna non può essere affrontata con logiche di appartenenza rigide, ma richiede convergenze più larghe.
Resta, tuttavia, una domanda di fondo: basterà tutto questo a invertire la rotta? La risposta non può essere affidata solo a un candidato o a un programma. Dipenderà dalla capacità della città di riconoscersi in un progetto comune, di ritrovare fiducia in sé stessa, di tornare a immaginare un futuro possibile.
Perché, in definitiva, la vera sfida non è soltanto amministrativa. È una sfida di identità. Enna deve decidere cosa vuole essere: una città che continua lentamente a spegnersi o una comunità che sceglie, con determinazione, di ripartire.
Massimo Castagna
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