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- Categoria: Redazionale
Terzo Settore a Enna: risorse bloccate, Piani di Zona in ritardo e tanta arroganza
Associazioni e cooperative operano con vitalità nel territorio, ma ritardi, disparità territoriali e lentezze burocratiche
rischiano di vanificare l’impatto sociale. L’ASP può giocare un ruolo decisivo nella programmazione integrata.
Il Terzo Settore nella provincia di Enna rappresenta un pilastro fondamentale per la coesione sociale. Associazioni, cooperative ed enti
del volontariato operano quotidianamente a sostegno delle persone fragili, delle famiglie in difficoltà e delle comunità locali. La ricchezza delle iniziative e la presenza di risorse regionali e nazionali dovrebbero costituire la base per un sistema solido ed equo. Tuttavia, la realtà racconta altro: burocrazia, ritardi nei pagamenti e disparità territoriali frenano il potenziale di questo settore, spesso costringendo gli enti a lavorare in condizioni precarie. Al centro della programmazione sociale si collocano i Piani di Zona, strumenti previsti dalla Legge 328/2000, nati per integrare servizi sociali e sociosanitari su scala locale. La loro corretta applicazione potrebbe rappresentare una svolta per il welfare comunitario ennese, ma ad oggi permangono criticità strutturali che ne limitano l’efficacia.
Vitalità e criticità del Terzo Settore a Enna
Il panorama associativo ennese è ricco e vivace: nel solo capoluogo si contano circa un centinaio di realtà attive in ambito sociale, educativo e culturale. Il CSV Etneo rappresenta un punto di riferimento importante per il coordinamento, mentre non mancano collaborazioni con l’ASP e partecipazioni a bandi nazionali e regionali. Sul piano delle risorse, la Regione Siciliana ha stanziato nel 2025 oltre 1,4 milioni di euro a favore degli Enti del Terzo Settore. Tuttavia, la distribuzione non appare equilibrata: all’Asp di Enna la parte nord della provincia riceve la quota maggiore, lasciando Enna e altri territori con risorse marginali.
Le principali criticità si concentrano su:
• ritardi nei pagamenti, che mettono a rischio la qualità dei servizi e la sostenibilità degli enti;
• rallentamenti nell’approvazione dei Piani di Zona, con conseguente blocco di progetti essenziali per i soggetti fragili;
• dipendenza da bandi a scadenza, senza strumenti ponte che garantiscano la continuità delle attività.
Piani di Zona: strumento e opportunità
I Piani di Zona sono documenti triennali di programmazione che definiscono strategie e risorse per costruire un sistema integrato di servizi sociali e sanitari. Le finalità sono chiare:
1. Coordinare interventi sociali e sanitari.
2. Analizzare i bisogni del territorio e fissare priorità.
3. Coinvolgere attori pubblici e privati.
4. Valorizzare le risorse e le competenze locali.
La loro elaborazione prevede fasi di analisi, approvazione e gestione condivisa, con la Conferenza dei Sindaci a garanzia della rappresentatività. I finanziamenti provengono da fondi europei, nazionali, regionali e comunali. Eppure, proprio a Enna, i Piani di Zona mostrano lentezze croniche: ritardi nelle approvazioni, difficoltà nell’erogazione dei finanziamenti e una scarsa integrazione operativa tra i diversi soggetti coinvolti. Come Comune capofila ci si aspettava di più, molto di più.
L’ASP e il supporto alle fragilità
In questo quadro, l’ASP di Enna può e deve giocare un ruolo strategico. Non solo come ente sanitario, ma come partner attivo del Terzo Settore. Alcune linee d’azione possibili:
• attivare tavoli di coprogettazione permanenti con ETS e CSV;
• rafforzare i servizi sanitari integrati con il sociale (ambulatori solidali, trasporto sociale, assistenza domiciliare);
• mettere a disposizione locali dismessi per attività del Terzo Settore;
• integrare formalmente gli ETS nei percorsi assistenziali per anziani, disabili e soggetti vulnerabili.
Una collaborazione più stretta potrebbe consentire una presa in carico realmente globale delle fragilità, superando la frammentazione attuale.
Una questione di equità e di tempi
Il nodo cruciale resta la gestione delle risorse. Non è accettabile che nel 2025 la gran parte dei fondi continui a concentrarsi nel nord della provincia, lasciando Enna e altre aree con risorse marginali. Una maggiore attenzione da parte della Direzione generale dell’ASP potrebbe prevenire squilibri, malumori e tensioni sociali. Occorre garantire tempi certi, procedure snelle e pagamenti regolari. Solo così il Terzo Settore potrà operare con serenità, evitando che il peso della burocrazia e dei campanilismi vanifichi il lavoro prezioso delle cooperative e delle associazioni locali.
Verso un welfare comunitario
Il Terzo Settore ennese ha dimostrato vitalità, resilienza e capacità di risposta alle fragilità. Ma senza un sostegno concreto rischia di perdere slancio. La sfida è duplice: da un lato rafforzare la coprogettazione e la rete tra Comuni, ASP ed enti sociali; dall’altro garantire equità, continuità e tempi certi nei processi decisionali e finanziari. I Piani di Zona, se resi davvero operativi e non ostacolati da ritardi e squilibri, possono diventare lo strumento chiave per un welfare inclusivo e sostenibile. Enna ha tutte le risorse per riuscirci: servono solo volontà politica, chiarezza gestionale e una visione unitaria.
Massimo Castagna
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