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Categoria: Redazionale
05 Ottobre 2025

Anziani e famiglie: il peso silenzioso della cura

Tra dignità, solitudine e carenze del welfare: un’emergenza che in Sicilia e in Italia non possiamo più ignorare

Uno dei grandi drammi del nostro tempo riguarda la cura degli anziani. Quando sopraggiungono fragilità, perdita di autonomia o semplicemente un’età troppo avanzata peranziana2 restare soli, il problema non coinvolge soltanto la persona interessata ma l’intero nucleo familiare. È un dolore che si sdoppia: da un lato l’anziano, con la sua storia, la sua dignità e le sue abitudini, improvvisamente limitato nei gesti quotidiani; dall’altro figli e coniugi che spesso si trovano impreparati, stremati e carichi di sensi di colpa.

In Sicilia, dove il tasso di invecchiamento è tra i più alti d’Italia e le famiglie hanno redditi medi inferiori rispetto ad altre regioni, il problema assume contorni ancora più drammatici. Le strutture residenziali hanno costi proibitivi e liste d’attesa interminabili; l’assistenza domiciliare pubblica è frammentata e insufficiente, mentre il ricorso ai badanti è ostacolato da spese altissime e dalla difficoltà a reperire personale qualificato. Non mancano poi le paure alimentate da alcuni casi di cronaca che, negli ultimi anni, hanno messo in luce abusi, maltrattamenti e irregolarità in alcune strutture per anziani.

Il tema è ancora più urgente se lo si guarda in prospettiva: l’invecchiamento progressivo della popolazione trasformerà la cura degli anziani in una delle questioni decisive per il futuro68e1fcbc 1364 42a2 8a42 d3ef1e7abbdd del Paese e, ancor più, per una regione come la Sicilia che già oggi vede interi borghi popolati quasi esclusivamente da ultrasettantenni. Non si tratta solo di garantire servizi sanitari e assistenziali, ma di salvaguardare l’equilibrio stesso delle relazioni sociali. Una società che non si prende cura dei suoi anziani rischia di incrinare il legame tra generazioni, di impoverire il tessuto comunitario e di trasmettere ai più giovani un senso di precarietà e abbandono.

A questo si aggiunge il dramma della solitudine. Molti anziani vivono isolati, privi di relazioni di supporto, alle prese con burocrazia digitale e pratiche sanitarie complesse. In moltissimi casi sono i familiari a farsi carico dell’assistenza: accompagnano a visite, gestiscono la burocrazia, offrono sostegno emotivo e, nei casi più gravi, garantiscono una presenza costante. Un impegno che grava soprattutto sulle donne e che produce stanchezza, stress e impoverimento delle relazioni familiari.

In Sicilia, la Regione ha avviato un percorso legislativo per affrontare questa emergenza. La nuova legge regionale per la dignità degli anziani, ispirata al decreto legislativo 33/2023, punta su invecchiamento attivo, assistenza domiciliare, reti di prossimità, telemedicina e piani personalizzati per i soggetti più fragili.

Ed è chiaro che per affrontare la sfida non bastano soluzioni tampone o bonus temporanei. Servono politiche strutturali e coraggiose. Tra le direttrici possibili: il potenziamento dell’assistenza domiciliare pubblica con équipe multidisciplinari; la formazione e regolarizzazione dei lavoratori domestici con incentivi fiscali alle famiglie; lo sviluppo di centri diurni e reti di comunità contro la solitudine; la semplificazione burocratica con sportelli dedicati; il sostegno psicologico ai caregiver, spesso invisibili; investimenti in telemedicina e modelli di solidarietà intergenerazionale.

Non può essere l’abbandono, la solitudine o persino l’eutanasia a rappresentare l’unica prospettiva di fronte alla fragilità. Abbiamo un debito di riconoscenza verso chi ci ha preceduto e la responsabilità di costruire un futuro in cui dignità, solidarietà e cura non siano un privilegio, ma un diritto collettivo.

Gaetano Mellia

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