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Arrigoni (Gse): il fotovoltaico integrato in agricoltura è una risorsa chiave per sviluppo, sostenibilità e obiettivi del Pniec
L’agrivoltaico non rappresenta una minaccia per il mondo agricolo, ma un’opportunità concreta di crescita economica, ambientale e sociale. È questo il messaggio lanciato dal presidente del Gestore dei servizi energetici, Paolo Arrigoni, intervenuto al convegno dedicato ai nuovi mod
elli di business dell’agrivoltaico sostenibile.
Secondo Arrigoni, il fotovoltaico continua a crescere con numeri significativi: alla fine di ottobre gli impianti installati in Italia hanno superato quota 2 milioni, con un aumento vicino al 10% su base annua e una potenza complessiva che ha raggiunto i 42 GW. Il solare rappresenta ormai la quasi totalità degli impianti da fonti rinnovabili presenti nel Paese.
Guardando all’evoluzione storica, la crescita appare ancora più evidente: dai pochissimi impianti presenti all’inizio degli anni Duemila si è passati a centinaia di migliaia nel 2010, fino a superare il milione nel decennio successivo. Le stime indicano che entro la fine dell’anno si arriverà a sfiorare i 2,1 milioni di installazioni. Nei primi mesi del 2025 sono stati realizzati circa 180 mila nuovi impianti fotovoltaici, pari a 5 GW di nuova potenza, con una media giornaliera di circa 500 installazioni.
La maggior parte degli impianti è collocata su tetti e strutture produttive, mentre quelli a terra rappresentano una quota minore, seppur in aumento negli ultimi anni. In questo scenario, l’agricoltura assume un ruolo centrale: il settore sarà decisivo per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima, che prevede oltre 79 GW di fotovoltaico al 2030.
Arrigoni ha infine sottolineato come i meccanismi di sostegno e incentivazione già attivi possano favorire ulteriormente lo sviluppo dell’agrivoltaico, trasformandolo in uno strumento capace di coniugare produzione agricola, energia pulita e valore condiviso sui territori.

Rifinanziato l’Asse Agricoltura 2024 e pubblicato il Bando Isi 2025 da 600 milioni di euro a sostegno delle imprese agricole
La fine del 2025 porta segnali incoraggianti per le micro e piccole imprese agricole che investono in sicurezza, sostenibilità e rinnovo dei macchinari. L’Inail, attraverso i Bandi Isi, rafforza il proprio sostegno al settore con due interventi chiave: il potenziamento dell’Asse 5 Agricoltura del Bando Isi 2024 e l’avvio del nuovo Bando Isi 2025.
Il rifinanziamento dell’Asse 5 è stato annunciato a dicembre durante una conferenza nazionale sulla sicurezza in agricoltura. Le risorse complessive destinate a questo asse sono salite a 248 milioni di euro, grazie all’aggiunta di fondi non utilizzati negli altri ambiti del bando. L’incremento ha consentito un notevole ampliamento delle disponibilità regionali e l’inserimento di nuove domande nelle graduatorie. Le imprese ammesse hanno tempo fino a metà gennaio 2026 per completare l’invio della documentazione richiesta.
Parallelamente, è stato pubblicato il Bando Isi 2025, che conferma uno stanziamento complessivo di 600 milioni di euro per finanziare anche nel 2026 interventi mirati alla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Con questa nuova edizione, il totale degli incentivi erogati dall’Inail dal 2010 supera i 4,7 miliardi di euro.
Il bando è strutturato, come di consueto, in cinque assi di finanziamento. All’agricoltura sono destinati 90 milioni di euro, suddivisi tra micro e piccole imprese del settore e giovani agricoltori. I contributi sono rivolti ad aziende regolarmente iscritte alla Camera di commercio, comprese quelle individuali.
Attraverso l’Asse 5, vengono sostenuti progetti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine agricole nuove, progettate per ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza produttiva e aumentare la sicurezza degli operatori. I finanziamenti sono a fondo perduto e coprono fino al 65% delle spese per la generalità delle imprese agricole e fino all’80% per i giovani agricoltori, entro un importo compreso tra 5.000 e 130.000 euro.
Le aziende possono presentare progetti che prevedono l’acquisto di uno o due mezzi agricoli nuovi, nel rispetto dei requisiti tecnici e normativi europei. Le domande dovranno essere inoltrate online nel corso del 2026, secondo un calendario che l’Inail renderà noto entro febbraio dello stesso anno.
Il governo regionale punta su aiuti ai produttori per affrontare i dazi e valorizzare olio e vino
Palermo – Nuovi interventi a sostegno delle aziende agricole che esportano e misure mirate a compensare l’impatto dei dazi
doganali: sono le linee annunciate dal presidente della Regione Renato Schifani durante il convegno di Confagricoltura “Sapori di tradizioni. Olio e vino in Sicilia”, tenuto a Mondello.
Il governatore ha sottolineato come l’obiettivo sia alleggerire i costi a carico degli imprenditori e rafforzare una filiera considerata fondamentale per l’economia siciliana, con particolare attenzione alla tutela dei marchi e al contrasto della contraffazione. Schifani ha richiamato i risultati economici degli ultimi mesi, citando il miglioramento dei rating, l’aumento delle entrate tributarie e della liquidità regionale, la crescita di Pil e occupazione e la diminuzione dei cassintegrati. Indicatori che, ha osservato, confermerebbero l’efficacia di una politica orientata al sostegno delle imprese e di chi investe nel settore agricolo.
All’incontro è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, che ha rimarcato l’impegno della Regione nel finanziare – con risorse locali e comunitarie – le aziende impegnate nella promozione delle eccellenze siciliane sui mercati europei ed extraeuropei. Olio e vino, ha ricordato, rappresentano ormai due pilastri della produzione primaria dell’isola, apprezzati tanto per la qualità quanto per il valore esperienziale che sanno esprimere, dalle cantine alle realtà produttive delle diverse aree della Sicilia. Secondo l’assessore, il programma integrato messo in campo dal governo regionale sta contribuendo a far conoscere la Sicilia attraverso i suoi prodotti e a consolidare il posizionamento delle filiere d’eccellenza nel panorama nazionale e internazionale.
Il Consorzio tutela vini Valdinoto, ottavo in Sicilia riconosciuto dal Ministero dell'Agricoltura, ha presentato ufficialmente il proprio percorso nel territorio, dopo il
debutto all’ultimo Vinitaly. L’obiettivo è tutelare le tre Doc Noto, Siracusa ed Eloro e la Igt Avola, tra le più soggette a contraffazioni, e promuovere l'identità vitivinicola del Sud-Est siciliano come leva di attrattività.
Nato dall’esigenza di fare rete in un’area produttiva fertile ma colpita dalla crisi del settore, il Consorzio riunisce oggi 25 aziende per oltre 300 ettari di vigneti, principalmente di Nero d’Avola e Moscato, distribuiti fra Siracusa, Avola, Noto, Rosolini, Pachino, Portopalo di Capo Passero e Ispica. Forte il ricambio generazionale, con un’importante presenza femminile alla guida delle aziende.
La presentazione, moderata dalla giornalista Carmen Greco nell’ex Cantina Sperimentale di Noto, ha visto la partecipazione della presidente Angela Sergio, della direttrice Teresa Gasbarro, del vicepresidente Carlo Scollo, oltre a rappresentanti istituzionali come l’onorevole Luca Cannata e il direttore dell’Irvo, Vito Bentivegna. Durante l'evento è stato mostrato il nuovo logo del Consorzio, ideato dagli studenti del Liceo artistico Gagini di Siracusa.
La direttrice Gasbarro ha evidenziato i dati critici del comparto: a fronte di 1404 ettari vitati nella provincia di Siracusa, solo 153 sono rivendicati come Doc, e nel 2024 la percentuale di vino certificato è calata del 43% rispetto al 2022. Per questo il Consorzio propone la creazione di una Doc Val di Noto che unifichi le tre attuali denominazioni, mantenendole come sottozone per rafforzare la comunicazione e la competitività.
Il progetto ha trovato il sostegno dell’Irvo e dell’onorevole Cannata, che hanno riconosciuto nel Consorzio un modello di cooperazione capace di generare sviluppo. Tra gli obiettivi anche la promozione del “bere bene” e “bere locale”, coinvolgendo esercenti e giovani, e la semplificazione del linguaggio del vino. Il vicepresidente Scollo ha sottolineato la necessità di una stretta collaborazione con La Strada del Vino del Val di Noto per valorizzare l’enoturismo e creare un percorso enogastronomico condiviso.
Superati i 75 milioni di euro di spesa nel 2025: la Regione primeggia per capacità di investimento nel settore vitivinicolo
L’anno finanziario 2025 dell’Ocm Vino segna un traguardo senza precedenti per la Sicilia. Tra il 16 ottobre 2024 e il 15 ottobre 2025, le tre
misure attive del Piano nazionale di sostegno vitivinicolo — investimenti, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, promozione nei mercati extra-UE — hanno generato una spesa complessiva superiore a 75,18 milioni di euro. Un risultato eccezionale, soprattutto se confrontato con il plafond iniziale assegnato dal ministero dell’Agricoltura, pari a circa 52,46 milioni di euro.
«Si tratta di un anno straordinario, ben oltre ogni precedente esercizio finanziario» ha dichiarato l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, sottolineando come la Sicilia emerga tra le regioni più efficienti nell’utilizzo delle risorse del Piano nazionale. Il traguardo è stato raggiunto grazie alla gestione attenta e determinata dei funzionari dell’unità operativa S2.03 – Viticoltura ed Enologia, che sono riusciti a intercettare e impiegare integralmente 23 milioni di euro di economie provenienti da altre regioni. Un beneficio ricaduto direttamente sulle imprese vitivinicole siciliane, contribuendo al rafforzamento dell’intero comparto.
Sammartino ha infatti ricordato che «sostenere le nostre aziende è una priorità del governo Schifani, per valorizzare il vino siciliano e accrescere la competitività regionale».
Nei giorni scorsi è stata inoltre pubblicata sul portale del dipartimento regionale dell’Agricoltura la graduatoria definitiva dei beneficiari della misura “Promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi” per la campagna 2025/2026. Sono dodici i progetti approvati, ciascuno finanziato con una quota pubblica pari al 50%. Alle aziende selezionate saranno destinati oltre 4,3 milioni di euro, risorse che contribuiranno a sostenere la presenza del vino siciliano nei mercati internazionali.
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